Il paziente immobilizzato

L'anziano immobilizzato

Detta anche s. ipocinetica o da allettamento, si intende un insieme di segni e sintomi a carico di vari organi ed apparati, che si manifesta quando una persona è costretta all’immobilità (a letto o mantenendo un altro tipo di decubito obbligato) per un periodo sufficientemente lungo, indipendentemente dalla causa e/o dalla malattia che l'ha provocata. Possono esserne responsabili diversi fattori predisponenti, quali l'età, la ridotta attività fisica, lo stile di vita, fattori psicologici, un inadeguato supporto sociale correlato allo stile/ambiente di vita. Ricordiamo che il soggetto anziano, anche in presenza di un evento lievemente invalidante, avrà la tendenza a rimanere a letto od in poltrona: rapidamente andrà incontro ad una riduzione della mobilità, cosicché un equilibrio già fragile potrà alterarsi, in quanto le sue riserve funzionali sono ridotte. Il riposo a letto è spesso il primo rimedio che l'anziano adotta quando compare uno stato di malattia. Non bisogna dimenticare inoltre che l'invecchiamento fisiologico si accompagna alla riduzione della funzionalità di vari organi importanti per il movimento: la riduzione della forza muscolare, il rallentamento dei riflessi, etc. Al geriatra ed al medico di MMG compete specificamente la valutazione clinica dell'anziano, del suo stato di salute presente e passato; la diagnosi di disabilità sia fisiche sia psichiche, la loro natura e il loro influsso sullo stato di benessere complessivo , la valutazione delle terapie assunte dall’anziano, che spesso sono numerose e creano interazioni tra di loro che si ripercuotono sull'equilibrio della persona. Occorre saper individuare i problemi, prescrivere i presidi e gli ausili idonei a migliorare la qualità di vita del paziente anziano, offrire migliori risposte possibili per affrontare i bisogni e i problemi rilevati.

 

Cause di immobilizzazione

-Le principali cause d'immobilizzazione nell'anziano sono:
-malattie dell'apparato muscoloscheletrico: artriti, osteoartrosi, osteoporosi e fratture, barriere architettoniche
-malattie neurologiche: ictus, morbo di Parkinson, demenza, neuropatie periferiche. rigidità muscolare e bradicinesia
-malattie cardiovascolari: scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, (dispnea da sforzo), angina da sforzo, arteriopatie obliteranti periferiche (claudicatio intermittens).
-malattie polmonari: bronchite cronica, cuore polmonare
-diabete e sue complicanze: neuropatia diabetica, piede diabetico
-malattie della vista: cataratta senile, retinopatie, ecc.,
-malnutrizione, gravi malattie sistemiche (ad es. neoplasie), solitudine, l'indigenza
-malattie psichiatrice: sedazione per effetti collaterali da farmaci  da neurolettici), comorbidità.depressione, il timore di cadute e la perdita dell'abitudine al movimento (ad es. per decondizionamento da riposo prolungato a letto dopo malattie acute

presidi: sedia wc per doccia e materasso antidecubito

Clinica dell'immobilizzazione

Se un paziente anziano resta immobilizzato, il suo apparato locomotore ne risente determinandosi anchilosi delle articolazioni in genere ed ipotrofia dei muscoli. Da qui l'importanza nell'eseguire con regolarità attività fisica per mantenere il normale funzionamento delle ossa, cartilagini e muscoli. L'immobilizzazione prolungata porta a riduzione della massa (ipotrofia) e della forza muscolare (ipostenia), a cui talvolta si associano le contratture muscolari. In mancanza di movimento e di carico le cartilagini vanno incontro ad una progressiva deformazione, sino a bloccarsi e non permettere alcun movimento.

Anche le ossa, quando non sopportano il peso del corpo, diventano più fragili (osteoporosi) e si possono determinare dei pericolosi crolli vertebrali, specie nei pazienti sottoposti nel tempo a trattamento con cortisonici (per es. broncopatici, pazienti con mielodisplasie, asmatici ecc.). Inoltre se il paziente è costretto ad allettamento cronico ne deriva una condizione di trombofilia con la tendenza a stati di ipercoagulabilità: per es. un paziente che ha già avuto un ictus o un infarto del miocardio, avrà più possibilità di ripetere l'evento.  Una delle più temibili complicanze dell'allettamento è anche la trombosi venosa profonda; essa è una condizione caratterizzata dalla formazione di trombi, ovvero coaguli di sangue adesi alla parete del vaso, che possono staccarsi, andare in circolo e ostruire una vena o arteria. Anche le funzioni
regione cutanee e piaghe

Regioni cutanee e piaghe

fisiologiche saranno impedite dal decubito clinostatico, non ultima la digestione. L' immobilizzazione riduce la possibilità di relazione con il mondo esterno: gli stimoli sensoriali diminuiscono, i processi mentali subiscono un rallentamento e così anche la capacità di orientamento. Frequente è la comparsa di una sindrome depressiva, poiché peggiora la qualità delle relazioni interpersonali e il soggetto si percepisce dipendente, passivo, bisognoso di cure e assistenza.  L'alimentazione è più difficile nel paziente allettato, sia per quanto concerne la deglutizione, col rischio di polmoniti ab ingestis per rigurgito di materiale gastrico rigurgitato in faringe e da qui in trachea. I tempi di transito gastrointestinale sono prolungati e si incorre nella stipsi, sino alla formazione di fecalomi (feci molto dure e difficili da  espellere) che rendono necessario l'impiego d clisteri con regolare cadenza per la defecazione.

La posizione distesa (supina) provoca una riduzione dell'espansione dei polmoni e un aumento del ristagno di secrezioni bronchiali. Queste due condizioni facilitano l'insorgere di bronchiti e polmoniti. Altro problema della sindrome da immobilizzazione è rappresentata dalle  piaghe da decubito; dapprima avremo quelle sacrali ed ai talloni, quindi alle spalle, capo, gomiti ecc.

Trattamento della sindrome da immobilizzazione

 L'indicazione primaria è quella di svolgere quotidianamente un'accurata pulizia cutanea del paziente. Il bagno o la doccia devono essere eseguiti tutti i giorni, evitando l'acqua troppo calda. Devono essere impiegati prodotti idratanti ed emollienti per proteggere la cute, come creme, ossido di zinco all'olio di mandorla e olio vitaminizzato. Non devono essere utilizzati profumi e talco, che causano secchezza della pelle, nonché pomate, creme e lozioni oleose, che possono indurre macerazione cutanea. Deve essere effettuata, inoltre, un'accurata igiene dopo ogni minzione ed evacuazione, per prevenire il rischio di infiammazioni e infezioni cutanee in regione sacrale. E' indispensabile usare la padella o il pappagallo. Negli altri casi è indicato il catetere vesciale per evitare che il paziente resti bagnato e che si maceri la cute.  Massima attenzione va prestata al "posizionamento" del paziente:  si intende l'insieme di tutte le posizioni o posture che vengono assunte dal capo, dagli arti superiori, dal tronco e dagli arti inferiori, sia nel letto che in carrozzina. Il corretto posizionamento del paziente emiplegico è una modalità assistenziale ed un atto terapeutico estremamente utile e necessario per la prevenzione dei cosiddetti "danni terziari" (fra i quali piaghe da decubito, limitazioni muscolo-tendinee e articolari, problemi respiratori e vescicali), e per eliminare quegli atteggiamenti viziati che tendono a facilitare l'aumento del tono muscolare, ad esempio la spinta del piede contro il letto. Per es. in caso di ictus con emilato il capo del paziente è sostenuto da un solo cuscino il tronco è perpendicolare alla superficie del letto l'arto superiore plegico viene sostenuto da un solo cuscino posto di fianco, alla stessa altezza
della spalla l'arto inferiore plegico è sostenuto da un cuscino, con anca e ginocchio flessi;  l'arto inferiore sano è posizionato con anca estesa e ginocchio leggermente flesso (vedi paziente allettato)
Per l'attuazione di un efficace posizionamento può essere necessario l'utilizzo di ausili, quali per esempio:
-materassi antidecubito,(ad acqua o ad aria a pressione alternata)
-cuscini antidecubito (gel di silicone, silicone, bolle d'aria comunicanti, cuscini normali sacchetti di sabbia di varie dimensioni, archetto, per il peso delle coperte, cuscini di forme particolari, es. a cuneo.

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