Rischi associati all'uso di contraccettivi orali nella donna

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Tromboembolia venosa

 Nelle donne che utilizzano contraccettivi orali c'è un rischio aumentato di malattia tromboembolica venosa, ma questo rischio è considerevolmente inferiore a quello associato alla gravidanza (circa 60 casi di malattia tromboembolica venosa su 100.000 gravidanze). In ogni caso il rischio di tromboembolia venosa aumenta con l'età e in presenza di altri fattori di rischio.

L'incidenza di tromboembolia venosa in donne sane, non gravide, che non assumono contraccettivi orali è circa 5 casi su 100.000 donne all'anno. Per quelle che assumono contraccettivi estroprogestinici orali contenenti progestinici di seconda generazione, per esempio levonorgestrel, l'incidenza è circa 15 casi su 100.000 donne per ogni anno di utilizzo. Alcuni studi hanno riportato un incremento del rischio di tromboembolia venosa in donne che assumono preparazioni contenenti i progestinici di terza generazione desogestrel e gestodene; l'incidenza in questo caso sarebbe circa 25 su 100.000 donne per ogni anno di utilizzo. Il rischio assoluto di tromboembolia venosa in donne che assumono contraccettivi orali contenenti progestinici di terza generazione rimane comunque molto basso e ben al di sotto di quello associato alla gravidanza. Non si conosce il rischio di tromboembolia venosa con l'utilizzo dei cerotti transdermici. Una volta che la donna sia stata adeguatamente informata riguardo al rischio di tromboembolia venosa e lo accetta, la scelta del tipo di contraccettivo va sempre fatta insieme, dalla donna e dal medico, alla luce della storia clinica individuale e delle controindicazioni.

Fattori di rischio per tromboembolia venosa

Donne che assumono contraccettivi orali o cerotti sono a rischio maggiore di tromboembolia venosa durante un viaggio che le costringa a lunghi periodi di immobilità (più di 5 ore). E' possibile ridurre tale rischio con esercizi appropriati durante lo spostamento e indossando calze a compressione graduata. Impiegare con cautela in presenza di una qualsiasi delle seguenti condizioni ed evitare se 2 o più fattori sono presenti:

• anamnesi familiare positiva per tromboembolia venosa in parenti di primo grado di età inferiore ai 45 anni (evitare contraccettivi contenenti desogestrel e gestodene), o in presenza di anomalie della coagulazione note, per esempio deficit del fattore V di Leyden o anticorpi antifosfolipidi (incluso l'anticoagulante lupico); obesità - indice di massa corporea superiore a 30 kg/m2 (evitare se l'indice di massa corporea è superiore a 39 kg/m2);
• immobilizzazione prolungata, per esempio in sedia a rotelle (evitare se la paziente è confinata a letto o ingessata);
• vene varicose (evitare durante il trattamento sclerosante o in caso di trombosi pregresse) o tromboflebiti.

Fattori di rischio per patologia arteriosa

 Impiegare con cautela in presenza di una qualsiasi delle seguenti condizioni ed evitare se 2 o più condizioni sono presenti:
• anamnesi familiare positiva per arteriopatie in parenti di primo grado di età inferiore ai 45 anni (evitare se profilo lipidico aterogenico);
• diabete mellito (evitare in presenza di complicazioni);
• ipertensione (pressione sistolica >140 mmHg e diastolica >90 mmHg; evitare se la sistolica è > 160 mmHg e la diastolica è >100 mmHg);
• fumo (evitare in caso di consumo superiore a 40 sigarette al giorno);
• età superiore ai 35 anni (evitare se superiore ai 50 anni);
• obesità (evitare se l'indice di massa corporea è >39 kg/m2);
• emicrania: riferire ogni incremento nella frequenza di cefalea o l'insorgenza di sintomi focali (interrompere immediatamente e rivolgersi urgentemente a un neurologo se sintomi neurologici focali non tipici dell'aura persistono per più di un'ora). C'è controindicazione in caso di emicrania con aura focale tipica, emicrania grave prolungata per più di 72 ore nonostante il trattamento ed emicrania in terapia con derivati dell'ergot; va usata cautela in caso di emicrania senza aura focale ed emicrania controllata con agonisti della 5 idrossitriptamina.
 

Chirurgia

 L'uso di contraccettivi orali contenenti estrogeni dovrebbe essere sospesa preferibilmente 4 settimane prima di ogni intervento elettivo di chirurgia maggiore o di ogni intervento chirurgico che comporti una lunga immobilizzazione di un arto inferiore; va impiegata una valida alternativa contraccettiva e in seguito la terapia estroprogestinica dovrebbe essere ricominciata alla comparsa del primo ciclo mestruale almeno 2 settimane dopo la mobilizzazione completa della paziente. Quando la sospensione della terapia estroprogestinica non è possibile, per esempio dopo un trauma o in caso di pazienti ancora in terapia

Ostetricia e ginecologia

all'ingresso in ospedale per un intervento elettivo, è indicata una profilassi antitrombotica (con eparina e fasciature a compressione graduata degli arti inferiori). Queste raccomandazioni non riguardano interventi di chirurgia minore con anestesia di breve durata, per esempio la sterilizzazione laparoscopica o l'estrazione dentaria, né donne che assumano contraccettivi ormonali privi di estrogeni.

Sospensione immediata

 L'uso di contraccettivi orali combinata va immediatamente interrotta (nell'attesa di indagini ed eventuale trattamento), nei seguenti casi:
• dolore toracico improvviso e grave (anche se non irradiato al braccio sinistro);
• dispnea improvvisa (o tosse con emottisi);
• gonfiore non spiegabile o dolore grave al polpaccio;
• dolore gastrico grave;
• sintomi neurologici gravi comprendenti cefalea prolungata, specialmente se insorta per la prima volta o ingravescente, calo visivo improvviso parziale o totale, disturbi uditivi o percettivi improvvisi, disfasia, lipotimia grave o collasso, crisi epilettica inspiegata di nuova insorgenza, astenia, disturbi motori, ipoestesia marcata improvvisa a carico di un lato o di una parte del corpo;
• epatite, ittero, epatomegalia;
• pressione arteriosa >160 mmHg (sistolica) e >100 mmHg (diastolica);
• immobilità prolungata dopo trattamento chirurgico o lesioni agli arti inferiori;
• riscontro di un fattore di rischio che controindichi la terapia.

Carcinoma mammario

Esiste un piccolo incremento nel rischio di carcinoma mammario nelle donne che assumono contraccettivi estroprogestinici orali; questo rischio relativo potrebbe essere dovuto in parte o totalmente alla maggiore precocità della diagnosi. Il fattore di rischio principale sembra essere l'età della donna alla sospensione della terapia più che la durata del trattamento; il rischio si riduce gradualmente nei 10 anni successivi all'interruzione della pillola e non esiste più eccesso di rischio dopo 10 anni. C'è invece un effetto protettivo dei contraccettivi estroprogestinici rispetto alla comparsa di carcinoma ovarico ed endometriale.

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