Sostituzione della valvola aortica

Aggiornamenti  in tema di cardiologia e valvulopatie

La Valvola Aortica è una delle valvole più importanti del cuore. Essa permette il fluire del sangue, già ossigenato nei polmoni, dal ventricolo sinistro a tutto l'organismo attraverso le varie diramazioni dell'aorta e non permette che il sangue torni indietro. Si evince da ciò che una malattia che abbia causato una stenosi (la valvola si apre troppo poco) od una insufficienza (la valvola si chiude troppo poco) della valvola causerebbe o una difficoltà del sangue a fluire in avanti o il ritorno di esso ali'indietro verso il cuore stesso (causando la difficoltà al respiro fino all'edema polmonare). La malattia più frequente che causa tali alterazioni è una pregressa infezione reumatica (contratta in genere durante gli anni precedenti) alla gola o ai denti da un germe che, dopo opportune cure, è stato debellato ma ha causato una reazione dell'organismo con una infiammazione della valvola aortica che si è sviluppata lentamente e si manifesta anche dopo tanto tempo.A causa del cattivo funzionamento della valvola il cuore può inizialmente far fronte ad un maggior carico di lavoro e successivamente può non farcela incominciando ad ammalarsi: si altera fino a perdere la normale dimensione, s'ingrossa o si dilata, diventando più debole.

Compariranno allora sintomi quali: affaticamento, difficoltà di respiro, sensazione di battito cardiaco veloce, gonfiore alle gambe. Tali sintomi possono portare ad abbassamenti della pressione, paralisi e morte per arresto cardiaco. Altra temibile complicanza è la possibilità di embolie dovute al distaccarsi di pezzetti di calcio dalla valvola malata. A questo punto oltre alla terapia medica già iniziata, l'unica alternativa perché le cose non peggiorino è l'operazione al cuore: sostituire o riparare la valvola ammalata. Il momento dell'intervento dipende dal grado di stenosi o d'insufficienza e dal grado della conseguente ipertrofia o dilatazione del ventricolo sinistro. Esistono oggi dei parametri che ogni Cardiologo conosce bene sul momento opportuno per cambiare la valvola e si cercherà di mantenere, con opportune cure, la valvola naturale il più a lungo possibile ma quando se ne ravvisa la necessità l'intervento va effettuato per evitare quanto sopra detto.

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La buona riuscita dell'intervento dipende soprattutto dalle condizioni generali del paziente e dalle condizioni del cuore al momento dell'intervento. Quanto più è corretto il momento dell'intervento (né troppo presto, né troppo tardi, tanto migliore sarà il risultato!). Il cuore con la valvola malata è come una automobile con una valvola del motore che non funziona bene, se ci si ferma e si cambia la valvola il motore resta integro ma se si pensa di poter continuare a correre si rischia di rovinare il motore intero. Si esegue per via sternotomica o mini-sternotomica in Circolazione Extra Corporea. Precisamente: incisione sulla pelle verticalmente al centro dello sterno (circa 20 cm) e quando ve ne sono le condizioni tale incisione può essere mini, cioè limitata a circa 7 cm; la Circolazione Extra Corporea consiste nel collegare il cuore con della cannule alla macchina cuore-polmoni per poter fermare il cuore ed entrare all'interno della sue cavità per il tempo necessario all'esecuzione dell'intervento. La valvola ammalata viene ispezionata e se possibile riparata (intervento di plastica, commissurotomia); in caso contrario viene asportata e sostituita con una nuova valvola (protesi valvolare) che viene cucita con dei punti di sutura al posto della vecchia.

Esistono due tipi di protesi valvolari

a) protesi biologiche costituite da una valvola biologica, prelevata dal cuore di maiale, opportunamente trattata e sterilizzata, o da materiale biologico (pericardio) che viene montato su di un apposito supporto.

b) protesi meccaniche interamente costruite da particolari metalli e prodotti industriali.
Entrambi questi tipi di protesi offrono buone garanzie di funzionamento e di durata; esistono tuttavia delle caratteristiche particolari a seconda del tipo:
a) le protesi biologiche hanno una durata nel tempo relativamente inferiore e richiedono una terapia anticoagulante meno scrupolosa e temporanea; non sono rumorose e il loro deterioramento nel tempo è graduale per cui una eventuale sostituzione è programmabile con tranquillità.
b) le protesi mecaniche hanno una probabilità di funzionamento negli anni più lunga (teoricamente possono durare per sempre); necessitano però di una attenta e scrupolosa terapia anticoagulante che dovrà essere assunta per tutta la vita. La buona riuscita dell'intervento dipende soprattutto dalle condizioni del paziente al momento dell'intervento (eventi embolici, ritmo da fibrillazione atriale, presenza o meno di edema polmonare, cuore dilatato e debole, insufficienza cardiaca). E' perciò importante eseguire l'intervento quando il Cardiologo ne ha posta l'indicazione.

I RISCHI dell' INTERVENTO

La Chirurgia Cardiaca, come qualsiasi altra forma di chirurgia, comporta dei rischi che sono correlati alle condizioni di salute specifiche del paziente in esame. Tra le potenziali complicanze dell'intervento chirurgico vanno incluse: il sanguinamento, le infezioni, l'ischemia cerebrale (che è strettamente correlata all'età ed alla storia di altri episodi ischemici pregressi), l'insufficienza renale (correlata in larga misura alla funzione renale preoperatoria), l'infarto miocardico intraoperatorio o postoperatorio, il malfunzionamento della valvola.

RISULTATI a DISTANZA

I risultati a lungo termine dell'intervento sono eccellenti seguendo le prescrizioni del medico e gli opportuni controlli (specie la terapia anticoagulante per prevenire rischi embolici e malfunzionamento della valvola protesica meccanica). La grande maggioranza dei pazienti sono asintomatici dopo l'intervento con un notevole miglioramento della qualità della vita. Solo una piccolissima percentuale di pazienti necessita a distanza di un reintervento. In base alle più moderne tecniche tale percentuale dovrebbe sempre più diminuire. Oltre al sollievo dai sintomi, migliora la sopravvivenza dei pazienti.


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