Arteriopatia periferiche ostruttive o AOCP

La forma più comune di vasculopatia periferica occlusiva è l'ostruzione dell'arteria femorale superficiale; la seguono in ordine di frequenza le iliache, l'aorta terminale e le arterie poplitee. La sintomatologia è determinata dalla localizzazione, dall'estensione e dal tempo in cui si sviluppa l'ostruzione. L'ischemia può verificarsi in forma progressiva o acuta. L'ostruzione improvvisa e completa del settore terminale dell'aorta o dei suoi rami iliaci può essere il risultato dell'incuneamento di un embolo, una trombosi sopraggiunta dopo un accidente di placca o la rottura di aneurisma. In questo caso, le manifestazioni cliniche compaiono in maniera improvvisa e drammatica, e iniziano di solito con un dolore intensissimo nella zona non irrorata.  L'ischemia progressiva (legata alla crescita della placca ateromatosa) causerà dolore nelle masse muscolari della regione glutea e in tutto l'arto inferiore durante la marcia, assenza del polso femorale e, talvolta, un soffio in questa arteria.

Negli uomini, è associata l'impotenza sessuale.

Il sintomo classico della compromissione aterosclerotica delle arterie degli arti inferiori è la claudicatio intermittens (cfr anche AOCP e ivalidità): dolore alle masse muscolari di questi arti, simile ai crampi, che compare durante la deambulazione e si allevia immediatamente con la sospensione della marcia, insieme all'assenza o indebolimento dei polsi arteriosi. Il territorio colpito con maggiore frequenza è quello dei polpacci; tuttavia, può comparire in altri settori, a seconda della topografia della lesione ostruttiva:

femoropopliteo, ai polpacci; aortoiliaco, nella regione glutea; popliteo e tibioperoneo, nella caviglia e nel piede. Nelle fasi più avanzate, questo dolore si presenta in forma costante e, in ultima istanza, compaiono le lesioni dei tessuti sottostanti. La gravita dei sintomi della claudicazione è proporzionale all'entità della compromissione arteriosa e al grado di ischemia del territorio irrorato; così, dal dolore durante la marcia si può passare al dolore a riposo. In queste condizioni critiche di ischemia dell'arto, l'ulcerazione, la necrosi e la gangrena possono verificarsi in presenza di traumi minimi. Ogni paziente con sintomi di claudicazione ha un rischio tre volte maggiore di morire per un IMA o per un ictus cerebrale. L'esame più utilizzato per la diagnosi strumentale è la misurazione delle pressioni delle arterie tibiale e pedidia, mediante la tecnica Doppler. Normalmente, il suo rapporto con la pressione omerale è uguale o superiore all'unità. In caso contrario, si deve completare la valutazione con la misurazione delle pressioni poplitea e femorale.

Classificazione dell’arteriopatia obliterante

- I stadio corrisponde alle lesioni asintomatiche;

-II stadio rimanda alla claudicatio intermittens (dolore crampiforme muscolare alla deambulazione) ed è diviso nelle sottoclassi IIA e IIBa seconda dell’autonomia di marcia libera da dolore (Stadio IIA: Intervallo libero di marcia > 150 metri — Stadio IIB: Intervallo libero di marcia < 150 metri);

-III stadio è relativo al dolore a riposo. Per questa ragione i pazienti soffrono di dolore cronico a riposo a carico di un arto, con localizzazione alle dita, al piede o anche alla gamba. Il dolore spesso assume carattere tenebrante e risulta ribelle alla somministrazione dei comuni analgesici, con necessità di assunzione di morfina o di suoi derivati

-IV stadio si riferisce alla morte (necrosi) dei tessuti, quali l’ulcera e la gangrena.

Un accenno merita anche l’arteriopatia diabetica, responsabile della condizione nota come piede diabetico, nella quale al danno a carico delle arterie di grosso-medio calibro si associa quello del microcircolo (vasi di distribuzione tissutale) con lesioni necrotiche generalmente umide, associate ad alterazioni dei nervi periferici e deformazioni ossee.

Clinica

Dal secondo stadio in poi, il medico pratico, dopo aver effettuato la prova ABI, cioè la valutazione della pressione del braccio e della caviglia, ottenuto il rapporto fra di esse, per es se abbiamo 120 mm Hg di pressione arteriosa massima al braccio e 120 mmHg alla caviglia, vuol dire che 120/120=1 (ABI), ma se il valore è maggiore di 1, allora devo inziare a prendere provvedimenti terapeutici per il paziente e richiedere, quanto meno, altri indagini. Altro momento diagnostico fondamentale è, dunque,  la visita attenta e la valutazione dei polsi periferici, e delle eventuali lesioni di cute. Da qui occorre procedere richiedendo esami strumentali  quali il doppler dei vasi arteriosi di gamba, eventualmente la pletismografia per valutare l'ossigenazione dei tessuti in periferia e, se del caso, indagini di secondo livello quali l'arteriografia dei vasi di gamba, specie se il paziente è diabetico.

 

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