Cellule nell'infiammazione e nell'allergia

FASI DELLA RISPOSTA ALLERGICA

Al primo contatto sensibilizzante, l'allergene, inalato o ingerito, è elaborato successivamente dalle cellule dendritiche (cellule presentanti l'antigene) che migrano nei linfonodi. Una volta raggiunti i linfonodi, queste stimolano i linfociti T helper (Tho) a svilupparsi in linfociti Th2. Le cellule Th2 attivate rilasciano quindi interleuchine, che agiscono sui linfociti B promuovendo la produzione di anticorpi IgE. I linfociti B allergia_infiammazionepossono funzionare da cellule presentanti l'antigene, promuovendo l'attivazione di linfociti T che a loro volta favoriscono la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B.
Gli anticorpi IgE antigene-specifici possono quindi legarsi ai recettori presenti sui mastociti e sui basofili. La riesposizione all'allergene determina il cross-linking con gli anticorpi IgE, portando all'attivazione e alla degranulazione dei mastociti.

Granulocitopoiesi

I progenitori dei granulociti crescono e si differenziano (per effetto dei fattori di crescita) nel midollo osseo. Le unità cellulari formanti colonie (CFU, Colony-Forming Units) pluripotenti formano colonie contenenti granulociti e macrofagi (CFU-GM). Il mieloblasto è la prima cellula riconoscibile nella sequenza di differenziazione cellulare. Il mieloblasto si accresce e si differenzia nel promielocita che, maturando, diventa un mielocita e poi un metamìelocita. Alla fine del processo, i metamielociti danno origine ai granulociti a banda e questi ultimi ai granulociti segmentati.
I neutrofili, gli eosinofili e i basofili possono essere identificati in base al tipo specifico di granulazione citoplasmatica. I precursori dei mastociti abbandonano il midollo osseo e i tessuti dove si localizzano sviluppano le caratteristiche che li distinguono dai basofili

Eosinofili

Gli eosinofili maturi possiedono densi granuli citoplasmatici formati da proteine infiammatorie che includono la proteina basica maggiore, la neurotossina derivata dagli eosinofili (EDN), perossidasi e proteina cationica. In particolare, la proteina basica maggiore può danneggiare l'epitelio delle vie aeree, aumentare l'iperreattività bronchiale e causare la degranulazione dei mastociti e dei basofili. Gli eosinofili sono una fonte importante di leucotrieni, che stimolano la contrazione della muscolatura liscia delle vie aeree, aumentano la permeabilità vascolare e possono reclutare più eosinofili. Essi si incrementano e sono apprezzabili in incremento nella formula di Arneth, cioè nella conta della cellularita' che si effettua all'esame bioumorale emocromocitometrico; in tale evenienza possiamo avere anche il 5-10% e più di cellule.

Eosinofilo: 12-14 um di diametro Nucleo bilobato,Granuli grandi: 0,15-1,5 nm di diametro, di forma ovale. Contenuto: cristalloidi composti dalla proteina basica maggiore e dall'enzima idrolitico lisosomiale perossidasi - Piccoli granuli: 0,1-0,5 nm di diametro - Contenuto: fosfatasi acida, arilsolfatasi.

Chemiotassi degli eosinofili nell'allergia

I mediatori dell'infiammazlone e le diverse citochine  (comprese le sostanze chemiotattiche come l'ECF-A) promuovono la differenziazione terminale e la chemiotassi degli eosinofili. } Gli eosinofili circolanti penetrano nell'area dell'infiammazione allergica e migrano attraverso l'endotelio vascolare mediante rolling, un processo mediato dalle selectine. Infine, aderiscono a 'endotelio per mezzo del legame delle integrine alle molecole di adesione VCAM-1 e ICAM-1. Dopo l'attraversamento dei tessuti (indotto dalle chemochine RANTES), le diverse citochine prolungano la sopravvivenza degli eosinofili.
 

Basofili

I granulociti basofili segmentati sono cellule rotondeggianti di diametro compreso tra 10 e 18 μm. Il basofilo è la controparte circolante del mastocita. Si tratta di un tipo di cellula con recettori ad alta affinità per le IgE (FcɛRI), che rappresenta solo lo  0,5-2% del leucociti circolanti. Libera istamina e il fattore chemiotattico per i neutrofili dell'anafilassi (NCF-A) e produce il leucotriene C4. L'attivazione e il reclutamento dei basofili circolanti è una caratteristica cardine della fase tardiva della reazione allergica

Mastocita: 14-16 um di diametroNucleo non segmentato - Cromatina condensata -Granuli circolari o ovali - Contenuto: proteoglicani, eparina, istamina, leucotriene 3
 

 

Mastociti

I mastociti si formano nel midollo osseo e vengono rilasciati nel sangue sotto forma di cellule mononucleate; si spostano, quindi, in diversi tessuti connettivi della tonaca mucosa e sottomucosa dove si verifica la maturazione specifica, Essi possiedono recettori ad alta affinità per le IgE (FceRI). I mastociti producono mediatori chimici e potenti sostanze vasoattive implicate nel danno e nella riparazione tissutale, sostanze chemiotattiche (per gli eosinofili -ECF-A- e per i neutrofili -NCF-A-, il fattore di attivazione piastrinica -PAF- e diverse citochine) che reclutano o attivano altre cellule infiammatorie.

Mediatori preformati dei mastociti

I mediatori preformati contenuti nei mastociti sono: istamina (che produce vasodilatazione, broncocostrizione, secrezione di muco in tutto il tranno respiratorio, prurito, aumento della produzione di acido gastrico); proteasi neutre (come triptasi, chimasi e carbossipeptidasi); proteoglicani (come eparina e condroitina solfato) e fattori chemiotattici (come il fattore chemiotattico per gli eosinofili dell'ananassi e il fattore infiammatorio dell'ananassi (Inflammatory Factor of Anaphylaxis, IF-A] che induce la chemiotassi dei neutrofili).

Mediatori mastocitari derivati dall'acido arachidonico

I mediatori mastocitari sono sintetizzati in seguito all'attivazione dei mastociti. Prodotti della via lipossigenasica del metabolismo dell'acido arachidonico, i diversi leucotrieni (LTB4, LTC4, LTD4 e LTE4), che stimolano la chemiotassi dei neutrofili, sono potenti broncocostrittori, potenziano la reattività delle vie aeree ed aumentano la permeabilità vascolare. La via cicloossigenasica produce prostaglandine (PGD2 e PGF2), che causano broncocostrizione, vasodilatazione e inibizione dell'aggregazione piastrinica, oltre al trombossano A2 che induce vasocostrizione ed aggregazione piastrinica

Linfopoiesi

Per linfopoiesi si intende la formazione dei linfociti T e B. A differenza delle altre cellule del sangue, i linfociti si moltiplicano e si differenziano anche all'esterno del midollo osseo. I meccanismi che controllano a differenziazione delle cellule staminali pluripotenti del midollo osseo nella linea linfoide sono tuttora in gran parte sconosciuti. Il timo è fondamentale per la maturazione dei linfociti T, poiché è in tale organo che queste cellule si sviluppano e acquisiscono una competenza funzionale completa. I linfociti B raggiungono la competenza immunitaria nel midollo osseo, nel fegato fetale e, probabilmente, nella placenta.

 

Linfociti

linfocitopoiesiI linfociti CD4 o T helper (Th) sono stati suddivisi in due categorie, in base alle citochine che essi producono. I linfociti Th1 producono l'interferone gamma, l'interleuchina (IL)-2 e il fattore di necrosi tumorale beta (TNF-B) e promuovono una risposta immunitaria cellulo-mediata. Dall'altra parte, i linfociti Th2 svolgono un ruolo critico nello sviluppo delle reazioni di ipersensibilità immediata e producono IL-4 e IL-3, che agiscono quindi sui linfociti B (la cui funzione principale è quella di secernere molecole anticorpali) promuovendo la produzione di IgE antigene-specifiche

Monocitopoiesi

La serie mononucleare origina in una CFU-GM (unità formante colonia contenente granulociti e macrofagi). La prima cellula di questa progenie è il monoblasto. Maturando, quest'ultimo diventa un promonocita, identificabile all'interno del midollo osseo. Man mano che passano nel sangue i promonociti danno origine ai monociti che, infine, penetrano nei tessuti e diventano macrofagi. Pertanto, le cellule del sistema fagocitarlo mononucleare presentano diverse morfologie, funzioni e localizzazioni, in funzione del grado di maturazione raggiunto

Macrofagi.

I macrofagi rappresentano l'ultimo stadio dell'evoluzione delle cellule del sistema fagocitario mononucleare. I macrofagi derivano dai monociti del sangue; essi adottano un aspetto morfologico caratteristico e differenziale a seconda del tessuto o organo in cui si localizzano definitivamente. Le loro funzioni comprendono la fagocitosi specifica e non specifica di microrganismi opsonizzati, mediata dai recettori Fc e dai recettori del complemento, la digestione e la presentazione degli antigeni ai linfociti T e B e la liberazione di diversi enzimi, prostaglandine, leucotrieni e citochine

indice