GASTRITE ACUTA

aggiornamento per il medico pratico

Pirosi gastrica
Eruttazioni

Il paziente gastritico acuto

E' facile imbattersi in reparto nel paziente con gastrite acuta che presenta i segni di un'emorragia intestinale, con emissione di sangue nelle feci, sia esso occulto (microsanguinameno), sia esso evidente (melena), oppure, addirittura, di vomito caffeano, cioè di vomito di colore scuro, come se il paziente avesse bevuto del caffè (segno dell'ematina). Altre volte un'ulcera gastrica può nascondere l'insidia di un cancro ulcerato. E' buona norma, quindi, rivolgersi al medico, se avete questi segni oppure al pronto soccorso. In questi casi il paziente va monitorato; l'emocromo è controllato per verificare la perdita in g/dl dell'emoglobina, occorre reinfondere liquidi, emotrasfondere il paziente o, più semplicemente, ripristinare la volemia con plasma expander (emagel), somministrare inibitori di pompa e quant'altro. Tutto ciò può salvare la vita al paziente. E' chiaro che dopo la stabilizzazione dei parametri vitali, il gastritico viene inviato dall'endoscopista per un intervento risolutico in caso di sanguinamento sospetto da una lesione ulcerata.

 

Il paziente gastritico cronico

Se, viceversa, il paziente giunge in ambulatorio di gastroenterologia, è più facile che vi parli di senso di ripienezza, di eruttazione acida, di bruciore allo stomaco o di bruciore alla "bocca dell'anima" o di stomaco gonfio e digestione laboriosa e che vi dica che se mangia brodo di carne, erutterà acido fino a sera (sic!). In questi casi una semplice terapia con antiacidi può fare al caso vostro (per es. il maalox o la citrosodina granulare, l'alcalosio, il noremifa o il gaviscon, il sucralfato, l'antepsin ecc.). L'impiego degli inibitori di pompa trova indicazione in condizioni particolari come la presenza di ulcere gastrite benigne. Oggi, tuttavia, anche in farmacia è possibile acquistare senza ricetta medica dei farmaci del genere. L'impiego, infine, di farmaci procinetici (es. metoclopramide, domperidone ecc.) posso aiutare il paziente con dispepsia funzionale, il paziente, cioè, che digerisce con lentezza. Ricordiamoci, comunque, che una terapia è sempre un atto medico e che il vostro medico è responsabile della cura che state effettuando. Nessuno di voi si può automedicare leggendo questo articolo scientifico (sic!).

Sintomi della gastrite

I sintomi dovuti a una gastrite sono costituiti da dispepsia (dolore o bruciore epigastrico), nausea, vomito, stato di pienezza o senso di gonfiore postprandiale e qualche volta emorragia gastrointestinale. Molti soggetti con un esame istologico comprovante la gastrite sono asintomatici. La frequenza della gastrite cronica aumenta con l'età e circa il 60% degli adulti soffre di gastrite cronica aspecifica documentata istologicamente.

Cause di gastrite acuta

Una gastrite acuta, all'esame endoscopico, di solito presenta erosioni sparse della mucosa e focolai emorragici intramucosi; il primo tipo viene denominato "gastrite erosiva", il secondo tipo "gastrite emorragica". Da un punto di vista istologico la mucosa risulta interessata da una minima componente infiammatoria. La maggior parte dei casi di gastrite acuta comporta una lesione chimica o ischemica. Di solito i virus che provocano una sindrome gastroenterica (per esempio gli enterovirus, i rotavirus, l'agente di Norwalk) non causano una vera gastrite. Raramente alcune infezioni batteriche invasive causano una gastrite acuta flemmonosa o enfisematosa che può risultare letale.

Cause di gastrite acuta

Endoscopia: erosioni antrali da stress e tratti di mucosa con erosioni più approfondite

Gastroscopia: erosioni multiple ed iperemia della mucosa, aree biancastre ricoperte da fibrina; sulla piccola curva, si apprezza una lesione ulcerata con coagulo su un'area mammellonata, in basso il piloro, che appare contratto. Il quadro endoscopico, depone per gastrite acuta da FANS, in paziente che effettuava terapia cronica per il dolore con nimesulide.


*Alcol
*Farmaci antinfiammatori non steroidei
*acido acetilsalicilico (aspirina)
*Gastrite da stress
*Ingestione di sostanze corrosive (alcali) Virali
*Cytomegalovirus
*Herpesvirus Batteri
*Streptococco alfa-emolitico
*Clostridium septicum
 *Uremia
*Esposizione alle radiazioni
 

Gastrite da stress

I fattori di rischio per una gastrite da stress includono:
*l'insufficienza respiratoria che necessita di una ventilazione meccanica
*una patologia concomitante al fegato o ai reni con coagulopatia
*sepsi
*interventi chirurgici
*traumi estesi,
*ustioni
*danni al sistema nervoso centrale.

Le erosioni di una gastrite da stress spesso compaiono entro 24 ore dall'insulto fisiologico e possono produrre un'emorragia gastrointestinale manifesta in oltre il 30% dei pazienti, con un potenziale pericolo di vita, dovuto all'emorragia, in circa il 3% dei casi. Le uniche lesioni che si osservano nelle ustioni sono le cosiddette ulcere di Curling e pare che esse comportino un grande rischio di emorragia e di perforazione, sopratutto nel duodeno. Quando ci si trova in presenza di un grave trauma cranico, compaiono spesso le ulcere di Cushing. Esse sono particolarmente aggressive a causa dell'eccessiva secrezione acida tipica dell'ipergastrinemia; spesso sono profonde. Le ulcere di Cushing tendono a sanguinare e a perforarsi con molta più facilità rispetto a qualsiasi altra forma di gastropatia da stress. Risulta evidente l'importanza di identificare i pazienti che siano effettivamente ad alto rischio e di iniziare un'adeguata profilassi nei confronti delle gastriti da stress al fine di prevenire emorragie e perforazioni.

Gastrite da stress e terapia intensiva

L'obiettivo principale di una profilassi dello stress è quello di aumentare il pH del lume gastrico a circa 4.0. Con un pH inferiore a 4 l'enzima proteolitico pepsina viene inattivato e aumenta la coagulazione del sangue. Oggi sono considerati soddisfacenti molti metodi profilattici. Per esempio l'instillazione di antiacidi nello stomaco attraverso un sondino nasogastrico ogni 2-4 ore con un controllo periodico del pH gastrico è ancora considerato un'efficace profilassi. Molto spesso viene praticata la somministrazione endovenosa di inibitori di pompa protonica (es. omeprazolo per via endovenosa) in bolo o per mezzo di un'infusione continua. Un metodo alternativo all’omeprazolo è l’impiego dei vecchi H2-antagonisti per via parenterale (es. ranitdina fiale 50 mg, ogni 6 ore) e l'instillazione gastrica mediante un sondino nasogastrico di una sospensione di sucralfato, 1 g ogni 4 ore. Viene anche usato il misoprostol, un analogo delle prostaglandine, alla posologia di 200 microgrammi attraverso la via nasogastrica ogni 4 ore (MAI IN SOSPETTO DI GRAVIDANZA). In ogni caso è prudente eseguire monitoraggi periodici del pH gastrico somministrando eventualmente antiacidi per mantenerlo intorno a 4.0.

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